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Intervista del Tirreno al Patron Mansi

Mi creda, nella vita si può cadere ma l’importante è risollevarsi e riprovare con maggior convinzione». Passati tre giorni dal ritorno del Gavorrano in serie D, dopo lo sciagurato pareggio interno contro il Cuneo che ha condannato la squadra di Giancarlo Favarin ad una ridiscesa fra i dilettanti, il patron dei rossoblù l’ingegner Luigi Mansi al telefono ha la voce squillante. Il proprietario dei minerari non ha certo digerito l’esito finale della stagione – «In questi giorni non ho guardato i giornali, sennò era peggio» – lui che si è innamorato del calcio trascinato al campo dall’allora presidente dei minerari, il compianto Mario Matteini, e da quel momento risucchiato in un vortice di emozioni che lo ha convinto a far crescere esponenzialmente la squadra, portandola dai dilettanti alla terza serie del calcio italiano. Ma da uomo di sport, Mansi è un provetto giocatore di golf, e di mondo e di cultura qual è, sa benissimo che può capitare di scivolare, ed è impossibile non ascoltare i suoi pensieri che spaziano dal futuro della squadra a quello sportivo della comunità dove vive e lavora, Gavorrano appunto. Ingegnere, la sua analisi sulla stagione dei suoi rossoblù. «Abbiamo regalato l’inizio nella nuova categoria, che ricordiamolo per noi era sconosciuta, con quell’avvio sciagurato e le tante sconfitte consecutive, che hanno minato il morale e la classifica, per il resto della stagione. Però era dovuto a chi ci aveva portato tra i professionisti. Poi ci siamo ripresi, ribaltando completamente la squadra e i risultati sono cambiati, decisamente in meglio. Purtroppo fuori campo è successo di tutto. Un comportamento strabico degli organi dirigenti della Federazione, e il caso eclatante dell’Arezzo che doveva essere estromesso dal campionato per il fallimento. Insomma, tutte situazioni che andrebbero analizzate ancora adesso con maggior attenzione. Moralmente non la considero una retrocessione, noi avevamo il diritto di rimanere in serie C. E’ stata un’annata bellissima, che ci ha fatto conoscere il calcio dei grandi e questo non ce lo potrà togliere nessuno». Che futuro aspetta ora il Gavorrano? «Ripartiremo con entusiasmo, su questo non ci sono dubbi. All’orizzonte aspettiamo il nuovo sindaco che sarà eletto nelle prossime settimane in città, e ascolteremo che intenzioni ha riguardo agli interventi da fare sul calcio (per giocare in serie C allo stadio Malservisi-Matteini per esempio, servirebbero degli interventi, come l’impianto delle luci per consentire le riprese tv, e una serie di lavori per la sicurezza all’esterno dell’impianto, con i posti, attualmente 2500, che sono più che sufficienti per ospitare le partite, ndc), poi decideremo le nostre strategie». Tra gli appassionati e tifosi si racconta di un incontro fra i dirigenti del Gavorrano e quelli del Grosseto (sabato in tribuna allo Zecchini a vedere lo spareggio salvezza c’era lo stato maggiore biancorosso, con patron Mario Ceri, ndc), magari per unire le forze. «Lo smentisco. Però voglio dire che i Ceri sono stati bravi e hanno fatto molto bene. Le confermo invece che ci stiamo guardano intorno per allargare gli orizzonti: con Follonica per esempio, potremmo progettare una collaborazione interessante. Sul tavolo ci sono molte soluzioni, quello che conta è il lavoro e la programmazione. Per quanto riguarda un eventuale ripescaggio per rimanere in serie C, valuteremo il da farsi». Enrico Giovannelli